Intervista esclusiva: Eugenio Galli spiega cos’è l’Arte

Intervista esclusiva: Eugenio Galli spiega cos’è l’Arte

Cos’è l’arte? Sull’argomento sono stati scritti innumerevoli libri, lunghissimi trattati, intere enciclopedie. Tutti questi pensieri e queste riflessioni, però, si possono esprimere in una sola frase. Parola di Eugenio Galli, il “Pittore della Trascendenza”. Dunque, Eugenio: cos’è l’Arte? “L’arte è una parola che riassume “La qualità della comunicazione”. I componenti sono la rappresentazione tecnica e la comunicazione che ne risulta. La tecnica non dovrebbe innalzarsi al di sopra della funzionalità. Quando parliamo di arte intendiamo perciò sia la tecnica che, soprattutto, la comunicazione, ossia ciò che si vuole far arrivare. La competenza tecnica deve essere adeguata a produrre un impatto emotivo, un messaggio. Quest’ultimo, poi, può essere implicito, esplicito, o anche soltanto emozionale. Esattamente come avviene in tutte le forme di comunicazione. L’arte è assolutamente biunivoca”. Cosa intende, esattamente, con biunivocità dell’arte? “Intendo che, nel momento in cui l’osservatore si pone di fronte a un’opera d’arte, il contributo viene generato da entrambi i “poli”: l’opera d’arte e il fruitore”. Per questo Lei afferma spesso che il vero protagonista è l’osservatore? “Sì, esattamente. Quando una persona vede un quadro, o ascolta un brano musicale, o legge un libro, dà inequivocabilmente in proprio contributo. L’opera la emoziona, si fa sentire, manda il primo impulso: il fruitore poi, colpito da ciò, dà un suo contributo, la sua risposta. Il fruitore, insomma, aggiunge qualcosa, mette qualcosa di suo. Per questo l’arte è biunivoca, non univoca”. La soggettività è quindi fondamentale, giusto? “Certo. Nel momento in cui una persona si reca in un museo o a una mostra d’arte, normalmente si sofferma soltanto su due o tre opere, quelle che appunto creano in lui un certo impatto emotivo”. Cosa ci può dire in merito alla qualità dell’arte? “Su questo tema mi rifaccio al pensiero di Benedetto Croce. Il grande filosofo affermava che l’arte si distingue tra estetica del contenuto ed estetica della forma. Contenuto e forma si devono distinguere, ma non sono separabili perché qualcosa si qualifichi come artistico. L’arte è sintesi tra sentimento e immagine. Il sentimento senza l’immagine è cieco, l’immagine senza sentimento è vuota”.

“Un’opera non può essere spiegata: deve comunicare da sola”.

Qual è lo scopo dell’arte? “Lo scopo dell’arte non è stupire, ma emozionare, permeare. La comunicazione artistica non deve essere troppo esasperata: troppa originalità getta il pubblico in una condizione di estraneità, e quindi nel disaccordo. D’altra parte, la comunicazione artistica non deve nemmeno essere troppo scontata, cioè solo illustrativa. Se, parlando con una persona, utilizzo un linguaggio aulico ma con un contenuto scialbo, vuoto, significa che uso solo tecnica senza trasportare un messaggio. Se, viceversa, ho tante cose da esprimere ma sono un analfabeta, non posso essere in grado di farmi capire dal fruitore. L’artista non deve realizzare opere d’arte per autocompiacimento. Al giorno d’oggi, invece, alcune creazioni artistiche sono decisamente esasperate”. Torniamo al pensiero crociano. Il celebre filosofo non accettava la distinzione tra le varie forme d’arte (poesia, pittura, scultura, musica, etc.). Concorda? “Sì, concordo. Non ha senso porsi la domanda su quale forma d’arte sia più elevata dell’altra. Ogni opera va amata in sé per ciò che essa è, e comunque le intuizioni sono infinite e non possono essere rigidamente catalogate in classi di generi artistici. Le discussioni sulla dipendenza dell’arte da altre discipline (politica, morale etc.) non hanno senso: l’arte è indipendente da esse, il suo principio non dipende da un’altra attività. L’arte è spiritualità e, come tale, si distingue dal mondo fisico; l’arte è intuizione e perciò si distingue dall’attività pratica, morale e concettuale. Dal mio punto di vista, come dice Croce, non ci devono essere distinzioni di genere. In effetti l’arte, in forza della sua essenza spirituale, si distingue da tutto ciò che appartiene al mondo fisico. I lavori artistici sono fatti per entrare attraverso i pori. La comunicazione è una costante di tutte le arti, indipendentemente dalla tecnica e dall’approccio. Tecnica e messaggio, se vengono staccati, non possono esistere da soli”.

I componenti dell’Arte sono la rappresentazione tecnica e la comunicazione che ne risulta

Oggi c’è uno scollamento tra pubblico e l’arte contemporanea. Le persone, entrando in un museo, il più delle volte ritengono di non essere in grado di comprendere le opere d’arte esposte. Perché? “Perché il pubblico è stato letteralmente messo in un angolo da alcuni “soloni”. È stato invalidato da tutte quelle parolone proferite insieme a dati e nomi fine a se stessi. Un’opera non può essere spiegata: deve comunicare da sola. Le arti figurative devono evocare nell’osservatore qualcosa in sintonia con la sua natura o con il suo passato. L’opera d’arte deve emozionare da sola, e basta. Così come fa un brano di musica. Nessuno è in grado di spiegare il motivo per cui le note di una sinfonia di Mozart, piuttosto che le sfumature di un panneggio di Tiziano, producano un effetto dirompente. O l’emozione ti arriva nell’anima, o non ti arriva. Se non senti questa “vibrazione”, nessuno può infondertela col ragionamento”. L’arte per l’arte: un paradosso? “Assolutamente sì. Un completo paradosso. L’arte deve essere per tutti. E questo è il fine per cui un artista deve lavorare. Essendo l’arte la qualità della comunicazione e trattandosi di una comunicazione universale, l’opera non deve essere né troppo originale (perché risulterebbe autoreferenziale, e quindi non arriverebbe), né troppo scontata (perché subentrerebbe la noia). Le opere d’arte vengono viste dalla gente, vengono percepite dalla gente. Non sono soltanto il nutrimento di un ristretto numero di iniziati, sono il pane dell’anima di tutte le persone”. Cos’è il “Decalogo dell’Arte”? “È il mio codice deontologico. Si tratta di punti di vista che ho maturato durante il mio percorso artistico, e cui mi attengo con attenzione”. In questo suo “Decalogo” Lei afferma che la validità di un’opera è attestata dalla sua capacità di continuare ad emozionare nel tempo. Perché? “Oggi si cerca di stupire sempre di più. Ma l’arte non è fatta per stupire. L’arte è fatta per persuadere, coinvolgere, convincere. E questo coinvolgimento deve perdurare nel tempo, pur con tutte le sue evoluzioni. Quando vedi un quadro, questo ti emoziona sempre e comunque. Quando ascolti un brano musicale che ami, continui a risentirlo e ad emozionarti”. Perché un’opera non deve essere spiegata? “Perché è il fruitore a determinare se il messaggio e il valore dell’opera arrivano, oppure no. E cosa c’è di più democratico di questo?”. Qual è il ruolo del critico d’arte? “Il ruolo del critico è quello di presentare il percorso dell’artista e il suo approccio all’arte, stimolarlo e attestarne la sincerità in quanto storico dell’arte. Alcuni operatori del settore si ergono a “magistrati”- come li definiva Croce-, pretendendo di definire ciò che è valido da ciò che non lo è.  L’opera si presenta da sola”.

Le opere d’arte vengono viste dalla gente, vengono percepite dalla gente. Sono il pane dell’anima di tutte le persone.

Perché le sue opere non hanno titolo? “Perché l’opera d’arte e il suo titolo rappresentano un “pacchetto” che non può essere scisso. Il titolo fornisce già a priori all’osservatore un’indicazione: quindi è come se si frapponesse nella comunicazione che avviene tra l’opera e l’osservatore. L’opera non va “collocata”, non è un brand. Per questo non ha senso il titolo. Semmai, il titolo poteva avere un senso nel passato, quando i grandi mecenati commissionavano dipinti ai pittori per mostrare le loro dimore, i loro castelli e i loro lignaggi”. La Trascendenza rappresenta attualmente il pilastro della Sua arte. In questo ambito, pensa di aver raggiunto quel che si proponeva all’inizio del percorso? “Assolutamente no. La Trascendenza è un traguardo importante, e lo resta tuttora. Questo non significa che io intenda fermarmi nella così detta “ricerca”. L’essenza della sperimentazione è lo stimolo. Se quest’ultimo dovesse venire meno, probabilmente smetterei di lavorare. Proseguendo nel mio percorso artistico, l’approccio all’arte e alle mie creazioni può cambiare. Lo scopo della mia arte è stimolare la condizione spirituale dell’osservatore trasmettendo emozioni positive, gioia, serenità. Un po’ come se le emozioni fossero elettroni che gravitano attorno al nucleo della spiritualità. La sola arte di cui mi accontento è quella che si eleva dall’inquietudine per arrivare alla serenità”.

 

Anna Maria Girelli Consolaro