Inaugurazione della mostra di Eugenio Galli: un evento memorabile per l’arte

Un giorno che Milano e il mondo dell’arte ricorderanno per il trionfo dell’emozione, del bello e della spiritualità. Ha riscosso un grandissimo successo “L’Arte che ti entra nell’anima”, inaugurazione della mostra di Eugenio Galli, tenutasi lo scorso 29 novembre presso lo spazio di ChiAmaMilano. Un folto pubblico gremiva in una sala che, nella sua semplicità, sembrava amplificare la bellezza già dirompente delle opere esposte. Grande calore ed entusiasmo di amici, conoscenti, appassionati d’arte. Tutti giunti in un freddo pomeriggio di fine autunno per ammirare quello stile, vedere quel gesto, cogliere quel guizzo artistico che, davvero, sono in grado di “entrarti nell’anima”. E tutto questo, quasi per incanto, si è materializzato non appena la serata è iniziata. Estremamente sentiti i saluti della “padrona di casa”, la signora Milly Moratti. Di grande profondità le parole e gli apprezzamenti dell’ospite d’onore, l’étoile della Scala Elisabetta Armiato.

Folto il pubblico giunto ad appaudire Eugenio Galli all’evento del 29 novembre

Chiamata sulla scena per il saluto iniziale, la signora Milly Moratti ha esordito affermando: “Sin dal primo impatto si capisce che le opere di Eugenio Galli sono relazionali. Ci troviamo di fronte a un mondo capace di attingere a tutte le dimensioni al fine di comunicarti qualcosa. Di fronte a linguaggi e comportamenti non monodimensionali, bensì a linguaggi e comportamenti che riescono a penetrarti, come tutta la matericità delle opere di Eugenio Galli. Ringrazio davvero l’artista per aver scelto ChiAmaMilano come spazio per esporre le sue opere”.

Milly Moratti parla con Anna Maria Girelli Consolaro dell’arte di Eugenio Galli (foto di Francesco Coco)

L’arte di Eugenio Galli, d’altra parte, è davvero un’ arte che “ti entra nell’anima”. È questo il filo conduttore del suo iter artistico. Multimaterici, oli, stele, sculture, acquarelli. Le tecniche, possiamo dire, le ha usate tutti. E tantissimi, infiniti sono i colori che ha utilizzato per queste sue opere, con il bianco a regnare sovrano. Unico, però, in questo contesto, resta l’intento, l’obiettivo: arrivare direttamente al cuore, alla spiritualità dello spettatore. Un’emozione diretta, senza filtri. Un’emozione che ti “esplode dentro” in tutta la sua purezza. Non a caso, Eugenio è noto al grande pubblico proprio come “Il pittore della Trascendenza”.  La sua è un’arte che non passa inosservata, oggi. La profondità dirompente delle sue opere sta infatti scardinando quelli che, sempre più negli ultimi decenni, sono apparsi come i pilastri fondanti dell’arte contemporanea: un’arte troppo spesso basata sull’ossessiva ricerca dell’idea rivoluzionaria, del concetto destabilizzante, talvolta addirittura degradato. Oltre un secolo fa, d’altronde, già lo aveva ben capito il grande scrittore e filosofo Lev Tolstòj, quando affermava: “L’arte pervertita può essere incomprensibile alla gente, ma l’arte buona è sempre comprensibile a tutti”.
L’arte buona, quella che fa bene all’anima. Eugenio Galli ne è uno tra i massimi rappresentanti. Basta andare nel suo studio, a Seregno. Il bianco domina, incontrastato, la scena. La luce trafigge lo spazio, le opere riempiono questo spazio di spiritualità. Tra una tela e una scultura, capisci subito che ti trovi in un atelier diverso dagli altri. In un atelier dove, all’improvviso, ti si materializza davanti la Trascendenza. Non sei più un semplice “osservatore”. Entri nell’opera, diventi il protagonista assoluto della scena. La tua emozione sembra prendere forma. Sei entrato nel meraviglioso universo artistico di Eugenio Galli.

Eugenio Galli: multimaterico su tela

È proprio questo meraviglioso universo artistico che l’ospite d’onore, Elisabetta Armiato, Già prima ballerina interprete del Teatro alla Scala e Presidente di PENSARE oltre Movimento Culturale, ha saputo descrivere con parole di commovente profondità. “Ciò che più mi colpisce da sempre dell’arte di Eugenio Galli- spiega Elisabetta- è la sua totale spontaneità. Nella mia esperienza di oltre 35 anni sul palco del Teatro alla Scala, il mio desiderio più profondo è sempre stato quello di generare un senso di meraviglia. Io non volevo che il pubblico si preoccupasse di quali pirouette facevo, quanto alto saltavo, quanto il mio gesto tecnico fosse impeccabile. Volevo che il pubblico provasse un senso di meraviglia, di spazio, di bello. Ora, come lo sai- direte voi- che qualcosa è bello? Tu dici semplicemente: “Che bello!”. Perché ti fa star bene. Questo è il senso spirituale più bello che Eugenio ha messo dentro le sue opere. Io ho soltanto due quadri nel mio studio, che è completamente minimale, pieno di spazi, avendo io sempre bisogno di muovermi. Si tratta di due tele, i multimaterici bianchi. Li ho scelti per questo motivo: non sono questi quadri che mettono dentro qualcosa a me, ma io che metto dentro qualcosa a loro. Un giorno queste opere mi sembrano più forti, un altro più sognanti. Questa è la magia dei quadri di Eugenio. La bellezza che vedete nelle opere di Eugenio Galli è un’emozione che mettete dentro voi. E questo è raro. Siamo di fronte a un autore che è riuscito a spogliarsi di canoni riconosciuti come valori. Certo, è indubbio che, alla base, ci sia una competenza tecnica enorme: ma a noi questo non importa. A noi importa guardare queste opere, e sentirci bene. Io lo ringrazio moltissimo Eugenio per avermi “vestito” la casa, per avermi “vestito” gli spazi di estetica quotidiani. Eugenio è un pittore che è stato capace di andare oltre. Io– conclude Elisabetta- sono Presidente di un movimento culturale che si chiama “PENSARE oltre”: un movimento che si occupa di portare dentro i bambini lo stupore di poter creare fuori dall’omologazione. Esattamente come fa Eugenio Galli, che ringrazio di cuore per aver donato due bellissime opere quest’anno al nostro evento di aprile proprio per aiutare il mondo a guardare la bellezza”. Lunghissimo l’applauso per Elisabetta Armiato che, con queste parole, in modo estremamente elegante e delicato, ha saputo accompagnare il pubblico negli spazi più profondi dell’universo artistico di Eugenio Galli.

 

Elisabetta Armiato accompagna il pubblico nell’universo artistico di Eugenio Galli (foto di Francesco Coco)

È stato quindi il momento che tutti attendevano. Accompagnato da un altrettanto, lungo e caloroso applauso, è entrato in scena Eugenio Galli. Con lo suo stile sobrio e pragmatico che lo caratterizza da sempre, capace di arrivare direttamente al cuore del pubblico, Eugenio ha spiegato quando e perché è nata in lui l’esigenza di basare le sue opere sul concetto di Trascendenza. “Io preferisco lavorare che parlare– ha esordito-.  La Trascendenza inizia circa una dozzina di anni fa. Mi ero stancato di creare in un certo modo predefinito, magari riferendomi a qualche spunto dell’universo materiale, o avere già immagini in mente da riprodurre. Non ero più stimolato da questo. Ho voluto, ho deciso, ho provato a sgombrare totalmente la mente, a recarmi in studio, ad avere il mio piano di lavoro (tela o tavola in legno o foglio per schizzo bidimensionale della scultura). E da lì ho voluto partire, senza nessuna considerazione, riferimento, progetto. Questa cosa mi ha stimolato moltissimo, e continua a stimolarmi. Poi– sottolinea- può darsi che tra uno, cinque, dieci anni cambierò questo mio approccio all’arte. Ma per ora è così. È come se io mettessi direttamente l’essere sulla tela. C’è più possibilità in questo modo di comunicare direttamente un’emozione”. D’altra parte, come ha spiegato Eugenio, “trascendere” deriva dal latino transcendĕre, ossia “oltrepassare”, “andare oltre tutte le cose”. Nessuna esitazione, infine, nel rispondere a una domanda che in molti, tra il pubblico, si sono fatti: nelle opere di Eugenio Galli è indicata la tecnica, ma non un titolo. Perché? “Non c’è un titolo perché il titolo lo dà l’osservatore- ha spiegato Eugenio-. Dare un titolo non ha senso: ognuno esprime quello che sente, sceglie le proprie emozioni (bellezza, serenità, etc),. Ecco: il titolo è quello. Qualsiasi approccio all’arte, qualsiasi metodo è valido. Non esiste un linguaggio specifico. L’importante è che l’opera comunichi. Lo stile può essere figurativo, astratto, o quant’altro: ma lo scopo dell’arte è comunicare”.

Eugenio racconta quando e perché è nata in lui l’esigenza di basare la sua arte sulla trascendenza (foto di Francesco Coco)

Parole, queste ultime, che correvano sull’onda di un’emozione crescente tra il pubblico. Un entusiasmo e una vibrazione di energia positiva che si percepivano quasi fossero tangibili. Applausi, abbracci, domande, curiosità, complimenti. C’è stato tutto questo, e anche di più, la sera di mercoledì 29 novembre, a ChiAmaMilano. Tante le personalità e le istituzioni presenti. Graditissimo il saluto di Massimo Moratti, i cui complimenti si sono uniti a quelli di tutti i presenti. Una serata dedicata all’Arte che fa bene all’anima, in allegria, serenità, eleganza. Una serata davvero indimenticabile. Grazie, Eugenio.

 

Anna Maria Girelli Consolaro
giornalista televisiva e conduttrice dell’evento